Il territorio di Sava nella ricerca e nelle ipotesi di Cesare Teofilato: Allianum cittadella messapica, tempio di frontiera e avamposto della scomparsa cinta megalitica di Sava e delle mura di Manduria

APPENDICE: “Allianum” di Cesare Teofilato

di Gianfranco Mele

Cesare Teofilato (1881-1961), originario di Francavilla Fontana, fu uno storico, bibliotecario, giornalista e politico.

La figura di quest’uomo è particolarmente legata a Sava in quanto vi trascorre gran parte della sua vita, a partire dal 1910, anno in cui riceve in questo paese una cattedra di insegnamento nelle scuole elementari. Il legame con Sava è determinato sia dalla sua carriera di insegnante, che ivi svolge per oltre un ventennio, sia da un suo matrimonio con la savese Ermelinda Caraccio. In ambito storico-archeologico si occupò del territorio pugliese con una vasta produzione di reports, ricerche e saggi molti dei quali incentrati sullo studio di specchie e megalitismo. 1

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un ritratto di Cesare Teofilato

Nel 1935, con un articolo apparso sul Gazzettino – eco di Foggia2, si occupa della storia antica di Agliano, contrada savese, da lui reputata una antica cittadella messapica, sulla scorta di studi sul campo effettuati sin dagli anni ’20. Continua a leggere

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Presenze bizantine nel territorio savese: il mistero dell’antica chiesa di San Nicola, i resti della chiesa di S. Elia, e altre note

di  Gianfranco Mele

I Basiliani in Sava e dintorni

Nell’ambito della sua opera Cenni Storici di Sava, lo storico Primaldo Coco fornisce un elenco delle cappelle interne e rurali di Sava, citando, inoltre, una serie di dimore basiliane presenti nel territorio.

Il Coco introduce puntualizzando che i basiliani dimorano in tutta la provincia e nei dintorni dal secolo IV al secolo XII. Aggiunge poi:

Nel territorio savese e nei dintorni poi ebbero non poche dimore, che giunsero a poco a poco a mutarsi in tanti villaggi, dei quali restano ancora i nomi e le vestigia nella valle dei Cupi presso Lizzano, nella cappella della SS. Trinità presso Torricella, nella masseria delle Petrose, in S. Maria di Bagnolo, in S. Anastasio e in Pasano, dove sino a poco tempo fa nella masseria omonima si notavano avanzi di antiche dimore di Basiliani, oggi scomparsi per i restauri eseguiti dai diversi padroni. Sul muro dell’antico edificio, eretto a mo’ di castello medioevale, dalla parte della strada che mena a Lizzano, si vedevano alcuni affreschi in parte coperti di calce con alcune nicchie ed altri ruderi di una antica chiesuola oggi nascosti da una scala, che porta al piano superiore di recentissima costruzione. In un gran vano a pianterreno vi sono avanzi di cornici e capitelli parte rovinati e parte corrosi dal tempo con porta d’ingresso rivolta ad oriente, oggi murata e con una cupoletta di forma ovoide alquanto elevata; pare facesse parte dell’antica chiesetta.

In Sava ebbero i Basiliani altre dimore come quella presso la chiesa di S. Elia sita lungo la via Sopporto, e l’altra di S. Nicola pare in contrada Castelli .” 1

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Pasano, la chiesa costruita nel 1712 a ridosso di quella più antica Continua a leggere

Il Menhir o Pietrafitta de “La Croce” di Carosino

di Angelo Campo

I menhir sono monoliti in pietra, conficcati nella roccia ed orientati secondo i punti cardinali o riferimenti astronomici. Un’opinione diffusa è che coincidessero, almeno inizialmente, con punti ove celebrare riti legati al culto del sole e della fecondità della terra. Il termine menhir significa “pietra lunga” o “pietra dritta”, da qui deriva l’altro termine, pietrafitta, con il quale si suole individuarli. Già siti in cui si operava una qualche venerazione, dunque, vennero utilizzati durante l’impero romano come punti di riferimento per propositi legati alle percorrenze. Successivamente i cristiani aggiunsero delle croci incise sulle superfici verticali della pietra o poste in sommità.

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il menhir della Lete presso Galugnano                                                         (fonte: http://www.dolmenhir.it, per gentile concessione dello Studio de Salve)

A seguito della loro cristianizzazione vennero identificati come “Osanna”  (nel dialetto salentino vengono detti anche “Sannà” o “Sannai”) ed adornati con rametti di ulivo benedetti alla domenica delle Palme al fine di allontanare gli influssi negativi.  Continua a leggere

La grotta Grava – Palombara in agro di Sava

di Gianfranco Mele

In generale agli elementi rocciosi viene attribuito in antichità un significato sacro, per cui questi diventano spazi di culto connessi alla presenza di svariate divinità.

Le grotte sono ritenute luogo di presenze ctonie oracolari, o “porte degli Inferi”. Ove siano caratterizzate poi dalla presenza di sorgenti d’acqua, questi posti sono ancora più valorizzati nella loro sacralità. 1

Nel mito di Demetra e Persefone la grotta è elemento ricorrente: il rapimento di Persefone da parte di Ade avviene nei pressi di una grotta dalla quale Ade emerge: la grotta simboleggia perciò una porta dell’oltretomba. 2

Nella vicinanza della maggior parte dei luoghi di culto dedicati a Demetra e Persefone si ritrova la presenza di una grotta che serve a ricelebrare il mito di Persefone.

La grotta sacra, spesso situata nei pressi del santuario, entro l’itinerario di una via sacra, costituisce l’accesso al mondo dei morti ed è luogo di svolgimento dei misteri iniziatici. Nel culto demetriaco, la grotta è spesso anche sede di riti sacrificali animali (maialini ed altri animali). Continua a leggere

Il mito letterario del Niger Galaesus

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immagine fotografica del fiume Galeso

di Alessio Sacquegna

Taranto, dai trascorsi gloriosi e lussureggianti, è oggi stuprata e denigrata dalla bieca cecità del modernismo e dalla leggerezza con cui, in solo mezzo secolo, è stato possibile attuare questa violenza. Credo che parole come futuro, progresso e dignità sono imbarazzanti se rapportate all’inadatto utilizzo dell’espressione lavoro. Queste parole sono ancora oggi astratte, e sono anche molto oscene, accanto al nome di Taranto e a quello dei suoi cittadini deceduti a causa di qualche tumore.

Vergognose politiche aziendali, scrupolosamente attente ai meri profitti economici, hanno usurpato di questo piacevole territorio e della sua millenaria storia: l’avvelenamento industriale che ha subìto la città, i tarantini e il paesaggio naturale circostante sono un gravoso prezzo da pagare. È vero che il lavoro nobilita l’uomo, ma non c’è futuroprogressodignità in simili circostanze.

Scostando la grigia cronaca del presente è ancora possibile rintracciare il mito poetico nel seno di ponente, dove sfocia il millenario Galeso: un fiume di origine carsica di circa 900 mt., tra i più piccoli al mondo, la cui foce è un piccolo laghetto situato tra Cavello e Statte. Nonostante la sua dimensione, esso è protagonista sin dall’antichità nella vita di Taranto e dei tarantini; il suo nome non è solamente legato a leggende popolari, ma è stato richiamato da celebri poeti del passato, i quali ne hanno consacrato il mito. Continua a leggere

Sava-Castelli, la città sotterranea e la necropoli. Documenti, tracce e testimonianze di un antico centro abitato precedente la Sava del XV secolo.

di Gianfranco Mele

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Accanto agli avanzi dei massicci castelli, situati al confine del feudo oritano e della foresta tarantina sulla via Appia Traiana, sorsero le prime abitazioni di Sava. I profughi dei vicini paesi Aliano, Pasano e Bagnolo, all’ombra di queste fortezze con torri merlate, in parte cadenti, si raccolsero e nelle antiche vie Vetere e Portoreale, edificarono le prime casette, piccole e basse, con tetti coperti di paglia e di embrici, con impannate alle finestre e grosse porte di legno… “

(Primaldo Coco, Progresso e sviluppo di Sava (1454-1630), in “Cenni storici di Sava”, pag. 119).

Introduzione

I savesi più anziani, e in particolar modo quelli che abitano o hanno abitato la zona del centro hanno ancora memoria dei racconti tramandati in merito ai sotterranei del paese.

Non è difficile notare che la maggior parte delle abitazioni situate nei paraggi di Piazza S. Giovanni e in parte delle zone circostanti non ha canali di scolo delle acque piovane esternamente visibili. Questo, proprio perché nella costruzione delle antiche abitazioni del centro vennero utilizzati, per il convogliamento delle acque piovane, i cunicoli sotterranei di cui si tratterà in questo scritto. La presenza dei cunicoli ha inoltre potuto supplire in parte del paese alla mancanza di sistema fognario (sic!): notoriamente, molte abitazioni scaricano i liquami nei cosiddetti “capujienti”, ovvero in “pozzi” che mai vengono svuotati e che si perdono nella falda. Questa amara realtà oltre che riportarci alle considerazioni del caso sulla incredibile assenza di sistema fognario, ci fa anche riflettere circa il danno e l’irrimediabilità nei confronti dei “cunicoli” che, se preservati e non intaccati dagli scarichi piovani e fognari, attraverso una qualsivoglia via d’accesso avrebbero potuto raccontarci molte cose mai appieno indagate della storia e dell’antichità dei luoghi. Continua a leggere

Storie di pirateria in Terra d’Otranto

di Daniele Perrone 

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mappa della Terra d’Otranto fra ‘400 e ‘500

Le storie di pirati, corsari e bucanieri, caratterizzate dai crimini che queste figure hanno commesso, ma anche dal fascino dell’avventura e della vita in mare, hanno stimolato le genti a narrare le gesta di questi avventurieri avvolti tra storia e leggenda.

Non ci troviamo nel mare dei Caraibi dominato dal famoso Edward Teach (meglio conosciuto come Barbanera) e nemmeno nel fantasioso mondo di One Piece; lo scenario di questo articolo è il nostro Mar Mediterraneo, che è stato per secoli l’oggetto di contese politiche, di scambi e di conquiste che hanno portato questi luoghi ad esser considerati da tutti come la culla della civiltà. Una particolare attenzione sarà inoltre rivolta al Salento, ossia all’antica Terra d’Otranto. Continua a leggere