Il Menhir o Pietrafitta de “La Croce” di Carosino

di Angelo Campo

I menhir sono monoliti in pietra, conficcati nella roccia ed orientati secondo i punti cardinali o riferimenti astronomici. Un’opinione diffusa è che coincidessero, almeno inizialmente, con punti ove celebrare riti legati al culto del sole e della fecondità della terra. Il termine menhir significa “pietra lunga” o “pietra dritta”, da qui deriva l’altro termine, pietrafitta, con il quale si suole individuarli. Già siti in cui si operava una qualche venerazione, dunque, vennero utilizzati durante l’impero romano come punti di riferimento per propositi legati alle percorrenze. Successivamente i cristiani aggiunsero delle croci incise sulle superfici verticali della pietra o poste in sommità.

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il menhir della Lete presso Galugnano                                                         (fonte: http://www.dolmenhir.it, per gentile concessione dello Studio de Salve)

A seguito della loro cristianizzazione vennero identificati come “Osanna”  (nel dialetto salentino vengono detti anche “Sannà” o “Sannai”) ed adornati con rametti di ulivo benedetti alla domenica delle Palme al fine di allontanare gli influssi negativi.  Continua a leggere

La grotta Grava – Palombara in agro di Sava

di Gianfranco Mele

In generale agli elementi rocciosi viene attribuito in antichità un significato sacro, per cui questi diventano spazi di culto connessi alla presenza di svariate divinità.

Le grotte sono ritenute luogo di presenze ctonie oracolari, o “porte degli Inferi”. Ove siano caratterizzate poi dalla presenza di sorgenti d’acqua, questi posti sono ancora più valorizzati nella loro sacralità. 1

Nel mito di Demetra e Persefone la grotta è elemento ricorrente: il rapimento di Persefone da parte di Ade avviene nei pressi di una grotta dalla quale Ade emerge: la grotta simboleggia perciò una porta dell’oltretomba. 2

Nella vicinanza della maggior parte dei luoghi di culto dedicati a Demetra e Persefone si ritrova la presenza di una grotta che serve a ricelebrare il mito di Persefone.

La grotta sacra, spesso situata nei pressi del santuario, entro l’itinerario di una via sacra, costituisce l’accesso al mondo dei morti ed è luogo di svolgimento dei misteri iniziatici. Nel culto demetriaco, la grotta è spesso anche sede di riti sacrificali animali (maialini ed altri animali). Continua a leggere

Il mito letterario del Niger Galaesus

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immagine fotografica del fiume Galeso

di Alessio Sacquegna

Taranto, dai trascorsi gloriosi e lussureggianti, è oggi stuprata e denigrata dalla bieca cecità del modernismo e dalla leggerezza con cui, in solo mezzo secolo, è stato possibile attuare questa violenza. Credo che parole come futuro, progresso e dignità sono imbarazzanti se rapportate all’inadatto utilizzo dell’espressione lavoro. Queste parole sono ancora oggi astratte, e sono anche molto oscene, accanto al nome di Taranto e a quello dei suoi cittadini deceduti a causa di qualche tumore.

Vergognose politiche aziendali, scrupolosamente attente ai meri profitti economici, hanno usurpato di questo piacevole territorio e della sua millenaria storia: l’avvelenamento industriale che ha subìto la città, i tarantini e il paesaggio naturale circostante sono un gravoso prezzo da pagare. È vero che il lavoro nobilita l’uomo, ma non c’è futuroprogressodignità in simili circostanze.

Scostando la grigia cronaca del presente è ancora possibile rintracciare il mito poetico nel seno di ponente, dove sfocia il millenario Galeso: un fiume di origine carsica di circa 900 mt., tra i più piccoli al mondo, la cui foce è un piccolo laghetto situato tra Cavello e Statte. Nonostante la sua dimensione, esso è protagonista sin dall’antichità nella vita di Taranto e dei tarantini; il suo nome non è solamente legato a leggende popolari, ma è stato richiamato da celebri poeti del passato, i quali ne hanno consacrato il mito. Continua a leggere

Storie di pirateria in Terra d’Otranto

di Daniele Perrone 

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mappa della Terra d’Otranto fra ‘400 e ‘500

Le storie di pirati, corsari e bucanieri, caratterizzate dai crimini che queste figure hanno commesso, ma anche dal fascino dell’avventura e della vita in mare, hanno stimolato le genti a narrare le gesta di questi avventurieri avvolti tra storia e leggenda.

Non ci troviamo nel mare dei Caraibi dominato dal famoso Edward Teach (meglio conosciuto come Barbanera) e nemmeno nel fantasioso mondo di One Piece; lo scenario di questo articolo è il nostro Mar Mediterraneo, che è stato per secoli l’oggetto di contese politiche, di scambi e di conquiste che hanno portato questi luoghi ad esser considerati da tutti come la culla della civiltà. Una particolare attenzione sarà inoltre rivolta al Salento, ossia all’antica Terra d’Otranto. Continua a leggere

Le torri costiere della Terra d’Otranto nel tarantino

di Daniele Perrone

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Torre Colimena

A causa della sua collocazione geografica, la penisola salentina è sempre stata terra di frontiera nel Mediterraneo. Fin dall’età romana, ma anche durante l’Impero Bizantino, il mare che bagna l’antica Terra d’Otranto ha rappresentato per questa penisola un fondamentale nodo culturale e commerciale con il resto del Mediterraneo.

Quello stesso mare, che ha portato ricchezza e scambi, è stato però anche simbolo di fatalità, condizionando per secoli la vita delle popolazioni autoctone, costrette a fare i conti dapprima con le incursioni saracene e, successivamente, con quelle turco-ottomane. Continua a leggere