Presenze bizantine nel territorio savese: il mistero dell’antica chiesa di San Nicola, i resti della chiesa di S. Elia, e altre note

di  Gianfranco Mele

I Basiliani in Sava e dintorni

Nell’ambito della sua opera Cenni Storici di Sava, lo storico Primaldo Coco fornisce un elenco delle cappelle interne e rurali di Sava, citando, inoltre, una serie di dimore basiliane presenti nel territorio.

Il Coco introduce puntualizzando che i basiliani dimorano in tutta la provincia e nei dintorni dal secolo IV al secolo XII. Aggiunge poi:

Nel territorio savese e nei dintorni poi ebbero non poche dimore, che giunsero a poco a poco a mutarsi in tanti villaggi, dei quali restano ancora i nomi e le vestigia nella valle dei Cupi presso Lizzano, nella cappella della SS. Trinità presso Torricella, nella masseria delle Petrose, in S. Maria di Bagnolo, in S. Anastasio e in Pasano, dove sino a poco tempo fa nella masseria omonima si notavano avanzi di antiche dimore di Basiliani, oggi scomparsi per i restauri eseguiti dai diversi padroni. Sul muro dell’antico edificio, eretto a mo’ di castello medioevale, dalla parte della strada che mena a Lizzano, si vedevano alcuni affreschi in parte coperti di calce con alcune nicchie ed altri ruderi di una antica chiesuola oggi nascosti da una scala, che porta al piano superiore di recentissima costruzione. In un gran vano a pianterreno vi sono avanzi di cornici e capitelli parte rovinati e parte corrosi dal tempo con porta d’ingresso rivolta ad oriente, oggi murata e con una cupoletta di forma ovoide alquanto elevata; pare facesse parte dell’antica chiesetta.

In Sava ebbero i Basiliani altre dimore come quella presso la chiesa di S. Elia sita lungo la via Sopporto, e l’altra di S. Nicola pare in contrada Castelli .” 1

1

Pasano, la chiesa costruita nel 1712 a ridosso di quella più antica

2

Il frontespizio del libro del Coco

Quello che ci rimane come prova tangibile delle antiche presenze bizantine in loco, oltre ai resti delle badie di S. Maria di Bagnolo e S. Anastasio e alla cripta della SS. Trinità, è il discusso “Paretone” o “Limitone dei Greci”2, l’icona della Madonna di Pasano posta sull’altare della “moderna” chiesa ma proveniente dalla antica chiesa basiliana,3 alcuni vani della stessa antica chiesa di Pasano recentemente riportati alla luce e a tutt’oggi in corso di restauro4 .

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Santa Maria di Bagnolo (foto dal web)

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L’icona della Madonna di Pasano posta sull’altare della odierna chiesa (foto dal web)

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un particolare dei resti della antica chiesa di Pasano (foto Angelo Campo)

Il Lomartire, asserisce che un oggetto di fattura basiliana è anche una statua raffigurante una Madonna con Bambino ritrovata in Agliano. Pur essendovi alla base della statua una epigrafe recitante: “La Madonna di Agliano – 1618”, lo storico locale è convinto che quel “1618” rappresenti la data del rinvenimento della statua, e non della sua creazione, che sarebbe molto antecedente.5

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la scultura “La Madonna di Agliano”, dal libro “Sava nella storia” di G. Lomartire

La chiesa di S. Elia

Nel capitolo della sua opera dedicato alle Cappelle interne e rurali, il Coco, subito dopo aver parlato della chiesa Matrice e della Mater Domini, si sofferma sulla descrizione della antica chiesa basiliana di S. Elia:

Oltre delle dette chiese altre piccoline ne esistevano dentro e fuori il paese. La più importante di queste par che fosse, per l’antichità, la chiesa di S. Elia profeta, detta extra moenia, che andò distrutta e saccheggiata. Di essa sappiamo che sorgeva dove ora vi sono le abitazioni dei signori Luigi, Giuseppe e Maria Rossetti, in via detta Sopporto, in contrada chiamata San Elia. Si osserva tuttora il pavimento di mosaico assai grezzo e rudimentale dello spessore di centimetri dieci in parte rotto e adibito ad altri usi. Il Signor D. Carlo Arnò di Manduria pensa che sia opera dei comacchi eseguita nel secolo duodecimo, o decimoterzo.

Si ha menzione di questa antica chiesa nella santa Visita di Monsignor Palma del 1684, dalla quale rilevasi che vi erano due altari, il maggiore dedicato al santo profeta e l’altro alla Vergine SS. Delle Grazie. In essa si conservavano anche le tele di S. Nicola e di S. Apollonia Vergine e Martire.

Ecclesiae S. Eliae extra moenia altare maius prophetae dicatum et alium S. Mariae Gratiarum, hic etiam sunt imagines S. Nicolai et S. Apolloniae Virginis et Martiris” così nella detta visita. 6

A distanza di sessanta anni dall’opera del Coco, il Lomartire riesce a rintracciare i resti della antica chiesa di S. Elia, interrati all’interno di una abitazione privata, e a fotografare il “pavimento di mosaico” di cui aveva parlato il Coco:

Ed anche a Sava i basiliani ebbero le loro dimore: presso la chiesa di S. Elia ubicata in via Sopporto (ora via Fiume), antica via Pomeria, fuori le mura (pomeria era detta la striscia di terra che correva all’esterno e all’interno delle mura di una città, terra consacrata alla religione e dove era proibito edificare, abitare coltivare). Di tale Chiesa oggi non rimane che il pavimento in mosaico grezzo della cripta, nello scantinato del sigor F.C., al quale siamo grati per averci dato il permesso di fotografarlo. Ci è stato riferito che molto tempo addietro era visibile anche un resto di altare di pregevole fattura: ora non se ne vede più traccia” 7

7

Il pavimento del sotterraneo della chiesa di S. Elia fotografato dal Lomartire

Il Lomartire prosegue facendo notare poi che nel 1969, in occasione dello scavo per la rete fognante, vennero alla luce alcune tombe in alcune vie savesi distanti alcune centinaia di metri dalla vecchia chiesa di S. Elia, provviste di corredo (piccoli vasi) ma che non fu possibile datare le sepolture e i resti contenutivi, e che i vasi furono trafugati. Difficile congetturare una datazione in mancanza della possibilità dell’osservazione dei reperti, anche in quanto altri elementi rimandano all’esistenza di diversi insediamenti, nel tempo, in quella zona, anche di molto precedenti il periodo bizantino.

La chiesa di S. Elia risulta ancora esistente negli elenchi degli istituti religiosi del 1689 e del 1703 con la denominazione “Chiesa Sant’Elia o di Maria Gratia – fuori le mura”.8 Dai documenti rintracciati dal Lomartire, inoltre, l’esistenza di questa chiesa risulta ancora nel 1725.9

Alle informazioni sopra esposte bisogna aggiungere che negli elenchi delle vie di Sava del 1825 esiste una “via Sant’Elia”,10 che tuttavia non corrisponde alla attuale via Fiume (ex via Sopporto), in quanto negli elenchi del 1865 la denominazione di tale via è sostituita con via San Cosimo, che ancora esiste e nella quale è ubicata l’omonima chiesa, rimodernata e in parte riedificata su una struttura concepita nel 1801, dedicata sempre ai Santi Cosma e Damiano.

L’antica chiesa di San Nicola e la grotta

Secondo le ricostruzioni storiche, la chiesa basiliana di S. Nicola doveva essere ancora più antica della chiesa di S. Elia. Pare fosse ubicata nell’antico rione “Castelli”: sotto di essa sorgeva sicuramente una grotta adibita a cripta, dedicata dai monaci basiliani a San Nicola o a qualche altro santo greco.

Primaldo Coco parla di questo luogo, rintracciandone documentazione: la chiesa risulta già semicrollata e abbandonata nel 1604, come emerge dalla documentazione di una visita pastorale di quell’anno. Il Coco non riesce a trovarne l’ubicazione.

Giuseppe Lomartire ipotizzerà, poi, che la cripta interna al sito religioso, dovesse trovarsi nella zona tra le attuali via Galilei e via Giusti, strade situate nell’ambito dell’antico rione Castelli, poiché da fonti certe apprende che in quella zona vi era una grotta:

E’ sicuro che in quella zona, tra via Galilei e via Giusti, vi era una grotta sotterranea, adesso totalmente scomparsa. Che non sia stata proprio quella citata dal Coco?” 11

Nell’elenco delle vie di Sava del 1689, esiste una strada detta “della Grotta12 , che scompare però negli elenchi successivi rintracciati dai vari storici locali.

Nelle informazioni raccolte dal Caraccio, invece, si ritrova conferma dell’esistenza di cavità sotterranee in via Giusti, che avrebbero messo addirittura in comunicazione i sotterranei del Castello Baronale con quella zona (pare anche che il tratto sotterraneo che va dalla attuale Piazza S. Giovanni sino a via Giusti fu interamente percorso), per protrarsi addirittura fino alla città di Oria:

Quando fecero la pavimentazione della Piazza S. Giovanni dicono pure che si scoprì un cunicolo che collegava il Castello, attuale Municipio, con la cittadina di Oria e fu percorso fino a via Giusti dove si persero le tracce. Molto probabilmente tale cunicolo doveva servire ai proprietari del Castello per sfuggire in caso di invasione o di conquista”13

Prima di riportare integralmente lo scritto del Coco a proposito dell’antica chiesa di S. Nicola, vogliamo evidenziare che dalle sue parole emerge anche una nota curiosa: una chiusura preventiva delle porte di questa chiesa semidiroccata, ordinata dal vescovo Fornari, al fine di scongiurare il pericolo di profanazioni e addirittura di delitti consumati nella grotta sottostante. Questo significa che era già avvenuto qualche “strano” episodio nei meandri di quell’antico stabile? Si tratta di misteri insoluti, che accompagnano la mancanza di documentazione particolareggiata sulla storia e sulle caratteristiche di questo antico sito.

La trattazione del Coco sull’argomento è la seguente:

Un’ altra chiesa, forse più antica di quest’ultima14 , esisteva dentro il paese sotto il titolo di S. Nicola, oggi interamente scomparsa.15

Essa era stata già nel 1604 abbandonata, perchè crollato il tetto avea bisogno di grandi restauri e riparazioni, che non si è potuto eseguire, per le condizioni miserrime del popolo. Il Vescovo Lucio Fornari, avea ordinato che si tenessero chiuse le porte di essa, affinchè non fosse esposta a profanazioni, e non si perpetrassero ivi delitti, essendovi sotto la chiesa una grotta, pare che dovesse essere una cripta dedicata dai calogeri a S. Nicola o a qualche altro santo greco”. 16

A questo punto il Coco prosegue riportando il resoconto scritto di pugno dal Vescovo Fornari durante la sua visita:

ecclesia S. Nicolai non est beneficiata, non habet redditus, extat discoperta, et magna indicei reparatione, desperans id fieri posse, stante non modica loci paupertate, mandavi accludi yanuas, ne aliquid facinus in ea perpetratur. Perlustrando postea dictum locum inveni quandam criptam cuidam devotioni dicatum, qua de re mandavi recludi ne ea quisquam introire possit, cum multa mala ibi committi posse vi furiae17

Balza agli occhi anche la cautela del Coco nel descrivere dati che paiono già, in qualche modo acquisiti: pur certo che sotto la chiesa vi fosse una grotta, egli scrive “pare che dovesse essere una cripta dedicata dai calogeri a S. Nicola o a qualche altro santo greco”. Perchè queste puntualizzazioni, quando egli stesso in precedenza ha definito la chiesa come dedicata a S. Nicola, cosa che peraltro ben delineano le parole dello stesso Vescovo Fornari, testimone oculare e visitatore della chiesa? “Ecclesia S. Nicolai”, la chiama il vescovo, cancellando ogni dubbio circa il culto praticatovi e il santo bizantino a cui era dedicata. Dobbiamo interpretare l’ apparente incertezza del Coco come un dubbio non circa l’attribuzione della chiesa a San Nicola, ma della cripta sottostante, che è dedicata a “una qualche devozione” come afferma il Fornari, senza altro specificare. A quale altro “santo greco” poteva dunque essere dedicata la cripta? Senza troppo fantasticare, possiamo ricavare un elenco di santi bizantini venerati nel meridione e in Terra d’Otranto: oltre ai citati S. Elia, S. Anastasio e S. Nicola, occupavano un posto d’elezione San Basilio, San Teodoro, e San Saba.

San Saba, un altro importante santo bizantino. L’ipotesi del suo culto in Sava, e l’ipotesi etimologica intorno al nome “Sava”

stando alle ricerche del D’Elia e del Pichierri, l’area dell’antico agglomerato precedente la Sava del XV secolo, ovvero il rione detto “Castelli” e le zone limitrofe, (compreso il sepolcreto individuato nella zona via Roma, via S. Francesco, via Bonsegna, via S. Filomena ecc.) sarebbe di origine messapica.18 Nella medesima zona, si registra una presenza bizantina nei secoli successivi, che si estende sino all’ area Agliano-Pasano (più anticamente, indicata come area di confine magno-greco). La “forte” presenza bizantina sarebbe determinata anche dal fatto che il feudo di Sava si caratterizza come area di confine tra il dominio bizantino e e quello longobardo, il qual confine si palesa proprio lungo l’asse Agliano-Pasano-Camarda.

Nel mezzo di decine di ipotesi etimologiche sul nome Sava,19 nessuna delle quali avvalorata da dati certi, allora è da considerarsi come plausibile (e della stessa “dignità” delle altre), anche quella lanciata da Giuseppe Lomartire, il quale rintraccia nel toponimo Sava una derivazione proprio dal santo bizantino, San Saba:

… Ma giunsero anche qui i Basiliani, e vi si stabilirono. Costruirono la chiesetta dedicata a San Nicola, nella zona Castelli; poi quella più grande dedicata a Sant’Elia profeta, primo protettore di Sava. Ed è qui che noi diciamo: perchè non possono esser stati proprio i Basiliani a dare il nome “Sava” al nuovo paesello, per onorare un loro grande Santo? Ci riferiamo a San Saba il Giovane, asceta basiliano di Collesano in Sicilia, e ch visse al tempo di Sant’Elia lo speleota. Egli era figlio di san Crstoforo monaco, e di Calì, la qual fondò un monastero di donne. Un fratello di S. Saba, Macario il Giovane, fu pure lui asceta basiliano del X secolo. Coll’invasione araba dell’isola e per una sopravvenuta carestia, San Saba fu costretto a trasferirsi in Calabria d in Lucania dove fondò diversi cenobi. Morì in una spelonca nei pressi di Amalfi il 5.2.995. Questo Santo fu molto venerato dai Basiliani anche per i miracoli che egli aveva operato.

Pensiamo che questa nostra ipotesi non sia troppo azzardata”. 20

Bibliografia di riferimento

1Coco, Primaldo: Cenni Storici di Sava, Stab. Tipografico Giurdignano, Lecce, 1915, pag. 29

2Vedi: Stranieri, Giovanni: Un Limes Bizantino nel Salento? La frontiera bizantino-longobarda nella Puglia meridionale. Realtà e mito del Limitone dei greci http://www.academia.edu/2358996/Un_limes_bizantino_nel_Salento_La_frontiera_bizantino-longobarda_nella_Puglia_meridionale._Realt%C3%A0_e_mito_del_limitone_dei_greci_ ; Stranieri, Giovanni: Un approccio geo-archeologico alle delimitazioni in pieetra a secco della Puglia centro-meridionale http://www.academia.edu/2359019/Un_approccio_geoarcheologico_alle_delimitazioni_in_pietra_a_secco_della_Puglia_centro-meridionale

3 Vedi Coco, Primaldo, op. cit., pag. 263

4Cfr:: Rossetti, Giuseppe: Due significativi monumenti in agro di Sava, Filo Editore, Manduria, 2006; Campo, Angelo : L’antica Cappella ritrovata presso il Santuario dedicato alla Madonna di Pasano https://terredelmesochorum.wordpress.com/2015/01/19/lantica-cappella-ritrovata-presso-il-santuario-dedicato-alla-madonna-di-pasano-sava-_-di-angelo-campo/ ; Pichierri Gaetano: Le origini del culto di Maria SS. di Pasano, notizie antiche e recenti, in Rivista diocesana n.2 maggio-agosto, Oria, 1985; Mele, Gianfranco: Le origini del culto della Madonna di Pasano e il miracolo del masso http://www.academia.edu/9595387/Le_origini_del_culto_della_Madonna_di_Pasano_e_il_miracolo_del_masso_itinerari_cultuali_tra_Sava_Pasano_e_dintorni_in_un_continuum_storico_da_Demetra_Ecate_Artemide_ai_Lari_e_alla_Madonna_il_riadattamento_dei_culti_

5Lomartire, Giuseppe: Sava nella storia, Cressati, Taranto, 1975, pag. 18

6Coco, P., op. cit., pag. 261

7Lomartire Giuseppe, op. cit., pp. 18-20

8Fonte: Lomartire Giuseppe, op. cit., pag. 115

9Ibid.

10Cfr. l’ “Elenco delle vie di Sava” fornito dal Coco a pag. 319 della sua opeera “Cenni Storici di Sava

11Lomartire, Giuseppe, op. cit., pag. 20

12Cfr. Lomartire, Giuseppe, op. cit., pag. 117

13Caraccio, Giglio: Sava – Cronistoria della cittadina ionica per i suoi seicento anni, Schena Editore, 1987, pag. 282

14Si riferisce alla già citata chiesa di S. Elia, n.d.a.

15Il Coco inserisce qui una nota nella quale rimarca: Per quante ricerche abbiamo fatto e per quanto abbiamo domandato, non è stato possibile ubicare questa chiesa, pare antichissima, ridotta in simile stato di abbandono e di ruine nel 1604”

16Coco, Primaldo, op. cit., pag. 262

17Ibid.

18Vedi: Mele, Gianfranco: Sava-Castelli, La città sotterranea e la necropoli. Documenti, tracce e testimonianze di un antico centro abitato precedente la Sava del XV secolo, in: Terre del Msochorum, https://terredelmesochorum.wordpress.com/2015/07/19/sava-castelli-la-citta-sotterranea-e-la-necropoli-documenti-tracce-e-testimonianze-di-un-antico-centro-abitato-precedente-la-sava-del-xv-secolo/

19Cfr. Mele, Gianfranco: Sava (TA): gli studi sulle origini toponomastiche https://www.academia.edu/10392031/Sava_Ta_gli_studi_sulle_origini_toponomastiche

20Lomartire, Giuseppe op. cit. pp. 31-32

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