Il mito letterario del Niger Galaesus

11753790_830574947062814_67716883_n

immagine fotografica del fiume Galeso

di Alessio Sacquegna

Taranto, dai trascorsi gloriosi e lussureggianti, è oggi stuprata e denigrata dalla bieca cecità del modernismo e dalla leggerezza con cui, in solo mezzo secolo, è stato possibile attuare questa violenza. Credo che parole come futuro, progresso e dignità sono imbarazzanti se rapportate all’inadatto utilizzo dell’espressione lavoro. Queste parole sono ancora oggi astratte, e sono anche molto oscene, accanto al nome di Taranto e a quello dei suoi cittadini deceduti a causa di qualche tumore.

Vergognose politiche aziendali, scrupolosamente attente ai meri profitti economici, hanno usurpato di questo piacevole territorio e della sua millenaria storia: l’avvelenamento industriale che ha subìto la città, i tarantini e il paesaggio naturale circostante sono un gravoso prezzo da pagare. È vero che il lavoro nobilita l’uomo, ma non c’è futuroprogressodignità in simili circostanze.

Scostando la grigia cronaca del presente è ancora possibile rintracciare il mito poetico nel seno di ponente, dove sfocia il millenario Galeso: un fiume di origine carsica di circa 900 mt., tra i più piccoli al mondo, la cui foce è un piccolo laghetto situato tra Cavello e Statte. Nonostante la sua dimensione, esso è protagonista sin dall’antichità nella vita di Taranto e dei tarantini; il suo nome non è solamente legato a leggende popolari, ma è stato richiamato da celebri poeti del passato, i quali ne hanno consacrato il mito. Continua a leggere

Sava-Castelli, la città sotterranea e la necropoli. Documenti, tracce e testimonianze di un antico centro abitato precedente la Sava del XV secolo.

di Gianfranco Mele

11720550_1047595558584240_862273002_n

Accanto agli avanzi dei massicci castelli, situati al confine del feudo oritano e della foresta tarantina sulla via Appia Traiana, sorsero le prime abitazioni di Sava. I profughi dei vicini paesi Aliano, Pasano e Bagnolo, all’ombra di queste fortezze con torri merlate, in parte cadenti, si raccolsero e nelle antiche vie Vetere e Portoreale, edificarono le prime casette, piccole e basse, con tetti coperti di paglia e di embrici, con impannate alle finestre e grosse porte di legno… “

(Primaldo Coco, Progresso e sviluppo di Sava (1454-1630), in “Cenni storici di Sava”, pag. 119).

Introduzione

I savesi più anziani, e in particolar modo quelli che abitano o hanno abitato la zona del centro hanno ancora memoria dei racconti tramandati in merito ai sotterranei del paese.

Non è difficile notare che la maggior parte delle abitazioni situate nei paraggi di Piazza S. Giovanni e in parte delle zone circostanti non ha canali di scolo delle acque piovane esternamente visibili. Questo, proprio perché nella costruzione delle antiche abitazioni del centro vennero utilizzati, per il convogliamento delle acque piovane, i cunicoli sotterranei di cui si tratterà in questo scritto. La presenza dei cunicoli ha inoltre potuto supplire in parte del paese alla mancanza di sistema fognario (sic!): notoriamente, molte abitazioni scaricano i liquami nei cosiddetti “capujienti”, ovvero in “pozzi” che mai vengono svuotati e che si perdono nella falda. Questa amara realtà oltre che riportarci alle considerazioni del caso sulla incredibile assenza di sistema fognario, ci fa anche riflettere circa il danno e l’irrimediabilità nei confronti dei “cunicoli” che, se preservati e non intaccati dagli scarichi piovani e fognari, attraverso una qualsivoglia via d’accesso avrebbero potuto raccontarci molte cose mai appieno indagate della storia e dell’antichità dei luoghi. Continua a leggere