Il sito archeologico in località Montedoro (Grottaglie)

di Luigi Cinque

DSCN5759

La parte meridionale del territorio di Grottaglie è caratterizzata da un tavolato calcareo stretto e leggermente ondulato. Su questa base poggiano spessi banchi calcarenitici bianco-giallastri articolati in stretti terrazzi posti a quote differenti. Su uno di questi terrazzi, in località Montedoro, sono rilevabili resti materiali di un insediamento che è stato occupato senza soluzione di continuità dall’età del Neolitico all’età romana. Questo sito è adiacente alla ben più studiata zona di Misicuro (Mesochorum, che è la forma latina di Mεσοχπρον «spazio mediano, terreno che si trova in mezzo»), importante nodo viario dei tratturi di penetrazione interna che in età romana, risistemati, diventeranno un tratto della via Appia.

L’altura, facilmente raggiungibile anche con mezzi a motore, è da sempre oggetto del mio personale interesse: sia per la facilità con la quale è possibile osservare i frammenti ceramici, sia per le particolari forme delle rocce del banco e la loro possibile lavorazione, sia per lo splendido mandorleto che insiste sull’altura, sia per la visuale complessiva che si riesce ad avere (soprattutto guardando a meridione) con i terreni coltivati a vigna e gli uliveti dell’agro di Carosino e ancora oltre, fino al Mar Piccolo con le ciminiere nere dell’Ilva.

IGM

Unione delle tavolette IGM F.202 I S.E. – II N.E. (particolare)

La particolare situazione geomorfologica, ecologica e topografica dell’area considerata incoraggiò, fin dall’antichità, l’occupazione da parte dell’uomo. La realizzazione di forme razionali di utilizzazione dello spazio ha certamente interessato il Tarantino ben prima che i grandi moti colonizzatori greci e romani iniziassero a interessarsi alla zona. I pochi dati di cui disponiamo relativi al tipo di ambiente che avrebbe ospitato le primissime fasi della neolitizzazione jonica (1) parlano di un contesto climatico di tipo atlantico, più umido e più fresco rispetto a quello attuale. Data la posizione della penisola salentina, tesa ad accogliere le novità che andavano profilandosi nel Mediterraneo orientale, non fa meraviglia la sua precoce neolitizzazione. Il processo di acquisizione delle tecniche agricole non procedette tuttavia in maniera uniforme e lineare. Per lungo tempo, infatti, popolazioni dedite ancora alla caccia, ma che avevano probabilmente già intrapreso forme primitive di addomesticamento dei bovini, convissero, in spazi relativamente ristretti, con genti dedite ad attività più propriamente agricole, in particolare alla cerealicoltura. E’ verosimile che fra queste intercorressero anche relazioni di scambio. L’insediamento neolitico situato sull’altura di località Montedoro (Grottaglie) si inserisce nel quadro storico-geografico appena delineato. Le campagne di scavo, dirette a partire dal 1987 dal prof. Biagio Fedele, hanno messo in evidenza le caratteristiche topografiche e insediative del sito che sembrano riflettere delle scelte specifiche, rivolte a morfologie collinari per l’impianto dell’abitazione, in un paesaggio pianeggiante caratterizzato da impaludamenti stagionali. La documentazione archeologica dell’area considerata mostra alcuni aspetti relativi alla forma e alla struttura delle abitazioni, alle opere di trincee, di silos o di canalizzazioni all’interno del villaggio per il recupero e la raccolta in cisterne delle acque meteoriche. Il ritrovamento del caratteristico intonaco argilloso recante le impronte di pali, di cannucce o di fogliame, attesta la natura capannicola delle unità abitativa.

capanna copia

Il momento più antico (VII/VI millennio) è rappresentato da una certa varietà tipologica di contenitori in terraglia argillosa impastata indicati col nome di “ceramiche impresse”. La strumentazione ergologica, invece, è costituita da una particolare tipologia di lame silicee che sottolinea chiaramente il tipo di economia connessa allo sfruttamento delle risorse dell’ambiente litorale (raccolta di molluschi e pesca), anche se non trascurava, ovviamente, le attività tradizionali quali la caccia e la raccolta di vegetali spontanei, parallelamente alla sperimentazione agricola.

Nel corso del V millennio sembra avviarsi un processo di costituzione di un’entità socio-economica più complessa che darà vita ad attività non più legate soltanto alla produzione dei beni primari di sostentamento, ma all’organizzazione di una struttura di abitato più grande, che richiede sforzi collettivi e perizia tecnica specialistica. A questa fase più matura appartengono tipologie ceramiche più evolute: contenitori di ceramica d’impasto più depurato e compatto che sviluppa sulle superfici schemi e temi ornamentali (impressi o dipinti) semplici ed elementari. Allo stesso periodo corrisponde il perfezionamento della “cramica graffita”.

litici copia

Come per la maggior parte degli insediamenti preclassici del tarantino, anche per Montedoro il periodo compreso tra la fine del V e la prima metà del IV millennio a.C. rappresenta un momento di rinnovamento ed evoluzione degli aspetti culturali, sotto la spinta di un maggiore investimento agricolo, che si manifesta soprattutto nella comparsa di ceramiche figuline dipinte a bande rosse, spesso con superfici ingobbiate molto chiare. Per i successivi due millenni ci sarà un’ininterrotta spinta progressista: la struttura sociale portante appare protesa verso la specializzazione delle attività e delle strutture produttive.

Probabilmente a causa della crisi climatica verificatasi a partire dalla seconda metà del II millennio, che generò nelle nostre regioni condizioni di clima di tipo oceanico (caldo- umido piovoso), le aree occupate precedentemente diventarono sempre più impraticabili. Soltanto dalla seconda metà inoltrata del II millennio (Bronzo recente finale) ricomincia l’occupazione in maniera più consistente del territorio fino a raggiungere l’apice nella piena età classica. Il lento processo di acculturazione e trasformazione di questi gruppi condusse alla formazione della pastorizia organizzata in seno alle comunità agricole, per cui si ebbe un progressivo riassetto territoriale.

Nei secoli XII – XI a.C., in coincidenza con l’inizio della crisi e il crollo della civiltà micenea, sono i centri collocati in prossimità del tratturo di penetrazione interna (la futura via Appia romana) ad assumere maggiore importanza (nell’agro grottagliese Misicuro in particolare). La fortuna di queste zone dipese dalla facilità con la quale si potevano raggiungere i sistemi portuali litorali che, a partire dalla seconda metà del II millennio, svolsero una funzione di constante collegamento con i centri del mondo egeo (e presupposto per l’ellenizzazione del VII – VI sec. a.C.), e da questi con l’entroterra proprio attraverso il tratturo di penetrazione.

Gli studi per i periodi successivi sono poco approfonditi o del tutto mancanti. Quello che è certo, per l’insediamento di località Montedoro, è che la zona continuò ad essere occupata: si stabilì una piccola comunità legata al mantenimento di una fattoria o di una villa rurale per tutta l’età classico- ellenistica e poi romana. I resti fittili riferibili a ceramica a vernice nera (apula o di produzione tarantina, comunque di ottima fattura, che sottendono un arco cronologico che va dal V al III sec. a.C.) e terra sigillata (sia romana di tipo A sia africana di tipo C o D) confermano la continua frequentazione del sito fino al tardoantico (III – IV sec d.C.). Non è chiaro se durante il periodo medievale l’area continuò ad essere occupata da un insediamento stabile: i pochi frammenti ceramici rinvenuti non permettono di azzardare ipotesi a riguardo. È importante segnalare che l’altopiano sembra regolarizzato da terrazzamenti: si nota, infatti, la presenza di alcuni tagli nel banco roccioso interpretabili, con tutta probabilità, come cava per estrazione di blocchi calcarei (usati per il livellamento dei terrazzi?). Particolare è poi la presenza di quella che, data la collocazione ipogea, sembrerebbe una cisterna: la costruzione è in blocchetti calcarei ma non è visibile alcun frammento di malta idraulica, che solitamente riveste l’interno delle cisterne per impermeabilizzarle (è d’uopo segnalare, comunque, che l’interno della cisterna è quasi completamente riempito da pietrame e blocchetti calcarei, che potrebbero rappresentare il crollo della volta della cisterna, che impediscono di vedere l’interno della stessa). Alla cisterna sembra collegato un particolare allineamento di pietre che potrebbe delimitare una canaletta per indirizzare l’acqua proprio nella cisterna. Stabilire quando sono stati effettuati questi lavori è molto difficile data la similarità nell’esecuzione di questo tipo di operazioni nel corso del secoli.

cisterna

(1) Con il termine di “neolitizzazione” si indicano quei processi che hanno portato da un’economia di caccia e raccolta ad una di agricoltura ed allevamento.

Per approfondimenti:

– B. FEDELE, Dalle origini alla prima metà del VIII secolo, in (a cura di) B. Fedele – A. Alessio – O. Del Monaco: “Archeologia, civiltà e culture nell’area ionico-tarantina”, Fasano,1993;

– P. LORUSSO, L’industria litica dell’insediamento neolitico di Montedoro (Grottaglie, Taranto), Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia, a. XLVIII, 2005;

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...